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  • Слика од Anello di Castro
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Вријеме  4 сата 42 минуте

Број тачака 1644

Uploaded 17.04.2018.

Recorded јануар 2018

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332 m
189 m
0
5,2
10
20,71 km

Погледана 355 пут(a), скинута са сервера 13 пут(a)

близу Farnese, Lazio (Italia)

Questo fine settimana abbiamo deciso di andare a fare visita alla città perduta di Castro, facendo qualche piccola deviazione per esplorare qualche posticino niente male li intorno.
Dopo circa due ore di macchina arriviamo nei pressi di un edicola dove parcheggiamo l’auto e ci mettiamo in cammino lungo la strada provinciale poco sopra il paese di Farnese.
Dopo circa un paio di chilometri prendiamo il sentiero che in breve tempo ci porta alle cascate del Salabrone. Sono le più alte e imponenti delle zona e la cosa interessante è che nei pressi delle stesse si trovano una polveriera del ‘700 e una vecchia centrale idroelettrica del 1950. I resti della polveriera però sono dall’altro lato del fiume e pur provando in ogni modo a passare dall’altra parte (arrampicata su tronchi, rocce, ponticelli di fortuna) abbiamo dovuto desistere perché un bagno nell’acqua fredda di prima mattina, ci avrebbe fatto annullare l’escursione della giornata.
Fatte così le foto e nascosta la solita cache, torniamo indietro e ci rimettiamo in cammino direzione rovine di castro.
Prendiamo un sentiero che a poco a poco si stringe quasi a scomparire e siamo costretti, con un repentino ed azzardato fuori pista, a riprendere la strada provinciale una volta sbucati sopra ad un campo coltivato.
Proseguiamo lungo la provinciale e finalmente riprendiamo il sentiero che ci indica “rovine”. Ci troviamo sopra l’ultima tappa del “sentiero dei Brignati”, un cammino di circa 90 chilometri che faremo in primavera.
Arrivati a circa 500 metri dall’ingresso delle rovine, un simpatico omino munito di fucile ci fa segno che non possiamo passare, causa battuta di caccia in corso.
Ricordando le famose parole di Clint che recitavano più o meno così:” quando un uomo con il gps incontra un uomo con il fucile, quello con il gps è un uomo morto”, ho preferito non insistere e tornare indietro.
E ora che si fa?
Consultiamo gps e smartphone e in breve decidiamo di farci un bel giro nella riserva di Lamone che incontriamo lungo il nostro cammino tornando sui nostri stessi passi.
Così percorsi a ritroso circa 5 km, imbocchiamo uno degli accessi alla riserva e iniziamo un lungo sentiero in salita che dopo poco ci porta nel cuore della Selva.
Lo scenario è simile a quello del bosco di Torre Alfina, le eruzioni vulcaniche hanno lasciato anche qui il segno e qua e la scorgiamo tombe rupestri affiorare dal terreno.
E’ una bellissima ma lunghissima passeggiata di 15 km che dopo qualche ora ci riporta con un lungo anello nei pressi della macchina.
Mentre torniamo, vediamo cacciatori uscire da ogni anfratto, cinghiali di ogni grandezza sgocciolare sangue lungo i bordi della strada. La battuta è finita. I “pupi” si sono divertiti, speriamo che ora se ne vanno.
Raggiunta così la macchina, decidiamo di avvicinarci il più possibile a Castro con l’auto, anche perché il gps segna già 23 km percorsi a piedi.
Coperti velocemente i circa 8 chilometri, parcheggiamo più o meno dove il cacciatore ci aveva fatto allontanare e proseguiamo a piedi.
La prima meraviglia che incontriamo è la tomba della biga, rinvenuta nel 1967 in buone condizioni, al suo interno è stata trovata una biga etrusca da parata , conservata al museo a Viterbo, appartenuta ad un auriga dell’aristocrazia dell’epoca. La cosa interessante è che all’interno della tomba sono stati rinvenuti anche i due scheletri dei cavalli che molto probabilmente trainavano la biga, come si usava fare in quel periodo.
Proseguendo il nostro giro, scendiamo fino al fiume Olpeta, dove ci sono i resti del ponte medio e una volta attraversato ci infiliamo dentro la via cava di Castro, una stretta striscia di terra scavata nel tufo che faceva parte di antiche vie di comunicazione romane.
Torniamo indietro e proseguiamo il nostro giro prima nella necropoli etrusca e poi arriviamo alla città antica di Castro. Un’intera città abbandonata, con la chiesa di Santa Maria intus civitatem che mostra ancora i suoi affreschi del 1300.
La visita è bellissima, ci sono tantissime cose da vedere ed i numerosi cartelli informativi ne fanno un museo a cielo aperto. Ritorniamo così alla macchina dopo oltre 30 km di cammino a piedi, stanchi ma felici. Ci attendono adesso altre due ore di auto per tornare a casa che ci danno il tempo per ripensare e discutere di quello che abbiamo visto.
Ho nascosto 5 cache: una alla cascata, una dentro la selva di Lamone e tre nell’area di Castro. Le cache ovviamente sono un pretesto, anche se non ho nascosto nemmeno una scatoletta di caramelle, sono tutte fatte a mano e biodegradabili quasi al 100% per cercare di avere un minor impatto possibile con l’ambiente.
Anche questa, per le persone che amano la natura, la storia e l’arte è un’escursione da fare. Se non volete farvi tanti chilometri a piedi potete anche parcheggiare l’auto nei pressi di Castro e farvi un piccolo anello di 6-7 chilometri. Ne vale veramente la pena.

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